Life Mum

Una mamma migliore di così. Bimbi miei, questa sono io.

Amo andare al parco con voi ma detesto i gonfiabili e le giostrine. Vorrei avere la libertà di leggere un libro al sole mentre voi avete quella di andare con i pattini, in bicicletta o arrampicarvi su qualsiasi cosa vi capiti davanti. Vorrei avere la pazienza di vedere tutto intero uno dei film di Doraemon al cinema invece solo il pensiero mi fa venire l’ansia, vorrei arredare con cura in almeno centocinquanta versioni la casetta delle bambole emozionandomi per il ritorno a casa di mamma coniglio ma la verità è che dopo quindici minuti non ne posso più. Vorrei avere un’immaginazione fuori dal comune per giocare a guardia e ladri facendo finta di non sapere dove siete nascosti ma sono la prima che dopo che abbiamo cambiato ruolo tre volte a testa vi chiedo di cambiare gioco. Vorrei avere un rapporto forte con almeno la metà delle mamme dei vostri amichetti per costruirvi intorno un mondo fatto di relazioni stabili che crescano insieme a voi. Ma la mia testa fugge altrove. Vorrei organizzare per voi lunghi week end di giochi e divertimento ma alla fine scelgo cose che abbiano un senso anche per il mio di tempo libero. Vorrei sentirmi felice ed appagata da tutto quello che faccio per voi e con voi ma mi si legge sulla faccia che non è sempre così. Vorrei non avere la capacità di lasciarvi ma la verità è che lo so fare e lo faccio. Sapendo che poi tornare da voi è la cosa che più di ogni altra mi riempie il cuore di felicità.

Passo le giornate chiedendomi se faccio abbastanza per voi. Se sono abbastanza per voi. Se questa innata esigenza di non fermarmi mai e di continuare a vivere una vita che abbia senso e pienezza in tutte le sue sfaccettature non vi stia travolgendo. Perché diventare vostra madre è stata ed è la cosa più incredibile che mi sia capitata ma non è la sola. E non è sufficiente. La mia vita è anche altro oggi e lo sarà quando sarete diventati grandi e indipendenti.

Viviamo in un paese che non rende queste scelte facili. Da un punto di vista organizzativo non ne parliamo ma l’aspetto psicologico, se possibile, è ancora più tosto. Ci insegnano da subito che i figli, quando arrivano, devono necessariamente diventare il centro del mondo. E per certi versi è così e senza che lo si scelga. L’amore che lega una mamma ai suoi figli già ordina le priorità in un certo modo, chi più e chi meno. Ma poi, la direzione che concretamente si prende, è un fatto di scelte.

Quanta vita messa da parte in nome del “sacrificio per i figli”, quante opportunità non colte, quanta passione messa sotto i piedi, quanta paura di non essere all’altezza… quanto pregiudizio nei confronti di tante donne che non sono le mamme attentissime che ci si aspetta.

Ad alcune amiche che mi chiariscono, come spiegazione a tanti fatti della loro vita, “io sono una mamma”, vorrei rispondere abbracciandole “no, tu sei prima di tutto una donna, e hai ricevuto anche il dono di essere mamma. Ma la tua vita non è quella di tuo figlio”. In realtà la nostra vita non è quella di nessun’ altra persona, per quanto possiamo amarla.

Mi sono chiesta almeno una volta al giorno se non avessi dovuto mettere da parte la mia indole e i miei sogni per dedicarmi principalmente alla famiglia almeno negli anni di crescita dei miei figli e la risposta è stata che alla fine avrei fatto più danni che altro. Perché la cosa più importante che posso insegnare a loro è che si deve lottare parecchio per essere felici. E che non è detto che le cose che non si riesce a realizzare siano fallimenti perché il viaggio stesso per aver provato a realizzarle è già di per sé un regalo prezioso. Le scelte felici non sono sempre quelle facili, non sono sempre quelle giuste per tutti. Credo che le scelte felici siano quelle vere, quelle che facciamo nel totale rispetto di quello che siamo.

E allora, quando dopo giornate di lavoro folle e progetti nuovi che nascono una volta al secondo, mi chiedo come mi sto prendendo cura di voi mi rispondo che di cose belle insieme ne facciamo, oltre al minimo sindacale per la gestione delle vostre pienissime vite! E soprattutto che in quelle cose cresciamo insieme, possibilmente con il sorriso. E allora un po’ riesco a perdonarmi e a convincermi che in fondo, state crescendo proprio come vorrei.

Manina Giulia1

Abbiamo i nostri riti, i nostri momenti. Un po’ appartengono a tutti e tre (anche quattro con papà), a volte voi vi adattate ai miei, altre io ai vostri. C’è il momento del film nel lettone con preliminare discussione democratica su quale mette d’accordo tutti e tre. Abbiamo il nostro aperitivo con le pizzette e le patatine. I compiti insieme quando è possibile e le passeggiate in centro a Roma. Le chiacchierate come quelle dei grandi che poi alla fine avete sempre ragione voi. Lo shopping con la iena che ama cazziare tutte le commesse perché le propongono abiti inadeguati e le passeggiate da sola con il nano mano nella mano senza una meta, solo per il piacere di camminare uno accanto all’altra. Il modo in cui con voi non ho mai usato un tono diverso da quello che userei con una persona grande. La forma dell’incavo della mia mano, che ha esattamente la forma della curva del vostro viso. Darvi una possibilità sempre, per imparare cose nuove, anche se è troppo presto. I balletti in salotto quando ci prende il matto, l’hamburger e patatine quando non ci va proprio di cucinare, le estati senza mai fermarci per più di una settimana in un posto perché abbiamo tante cose da vedere. Il cavallo d’estate, la montagna, gli sci e le uova con lo speck d’inverno. Il modo in cui mi somigliate e allo stesso tempo siete tutt’altro da me.

Cerco di fare un lavoro che mi piace, prendendomi tanti rischi e dedicandogli tanto tempo perché il tempo lontano da voi ha un costo e ho necessità di dargli un senso. Ma soprattutto perché quelle ore nelle quali provo a diventare la persona che voglio essere, sono la mia vita. Seguo i miei ritmi naturali, forzando anche la mano se serve, spingendo forte quando intravedo qualcosa che credo di poter trasformare in realtà, credendo in un presente che mi consente di non buttar via il mio tempo. Mi appassiono a quello che faccio, anche troppo; non ho voglia di fermarmi ma di sperimentare, imparare, rischiare. E quando la sera torno da voi, o vengo a prendervi a scuola a pranzo o il pomeriggio, lo faccio con la consapevolezza che la vita non è tutta una questione di orari e scelte dovute. Quando sono con voi, sono tutta per voi. Perché fino a poco prima, ero tutta per me.

Vi insegno quello che alcune persone hanno insegnato a me e che ha reso la mia vita ricca di esperienze meravigliose. Cerco di insegnarvelo con l’emozione, con l’entusiasmo, con l’esperienza diretta delle cose. Cucinare insieme, guardare il tramonto dietro la cima di una montagna, fare caso alle cose belle dei posti che visitiamo, essere curiosi, preparare il Natale manco vivessimo in Finlandia, leggere un libro, sentirsi liberi, avere fiducia nelle persone, liberare tutti i sentimenti che vi attraversano. Imparare a non avere paura della solitudine né dei momenti morti. Non sempre so farlo con i tempi giusti per la vostra età, né con modi appropriati (sempre che esistano) e spesso scelgo queste cose a scapito di attività più formative e socializzanti. Ma vi lascio vivere e scegliere cosa vi rende felici e capire cosa, invece, non vi tange minimamente.

Tommi mostra1

Mi prendo cura di me. Nello spirito e nel fisico. Faccio sport, sto attenta a piacermi sempre abbastanza da non avere mai voglia di nascondermi. Frequento le persone che mi fanno stare bene, che mi fanno ridere e anche piangere; o anche solo stare in silenzio in compagnia. Persone che non necessariamente c’entrano con il fatto di essere mamma. Anzi, al contrario, con loro spesso cerco di ritagliare momenti nei quali la maternità non c’entra nulla. Sia benedetto un viaggio con le amiche, un aperitivo e due chiacchiere, una passeggiata da sola.

Cerco di rimanere da sola con il vostro papà. E un giorno capirete che quando vi arrabbiate tanto perché usciamo insieme senza di voi, quello è il momento in cui ci diamo almeno una possibilità di rimanere felici uno accanto all’altra. Perché se è vero che a prescindere da tutto saremo sempre i vostri genitori, non è detto che si riesca ad essere tutta la vita una coppia degna di questo nome. Ho bisogno di baciarlo con passione papà, senza che voi vi mettiate nel mezzo, abbiamo bisogno di goderci i nostri 30, 40 e quel che sarà anni anche senza di voi, perché non ce li ridarà nessuno una volta trascorsi. Abbiamo necessità di fare l’amore e svegliarci con calma almeno ogni tanto prima dei vostri diciotto anni. Siamo per voi mamma e papà ma siamo anche il compagno di vita uno dell’altra. E preservando quel piccolo spazio che appartiene solo a me e a lui, tutto il resto del tempo con voi diventa magico perché siete l’altra metà della nostra mela. E voi questo lo percepite come amore dato e ricevuto.

Quello che voglio dirvi è che queste scelte, che sembrano e forse sono egoiste nei vostri confronti, sono quelle che in realtà mi consentono di rimanere centrata sul presente, senza stare alla ricerca continua di un domani che porti con sé promesse di cambiamenti e momenti migliori. Questo è il mio modo di prendermi cura di voi, non smettendo di vivere mai, non “cambiando giacca” mai. Non investendo nessuno della responsabilità della mia felicità o infelicità. Non avendo bisogno né voglia di scappare se non per il piacere di rilassarmi un po’ lontana dal casino.

Non so rispondere alla domanda se potrei essere o meno una mamma migliore. Probabilmente si. Probabilmente nel tentativo di esserlo toglierei equilibrio da altre parti e oggi o domani ci sarebbero comunque conseguenze. Mi chiedo cosa racconterete alla vostra analista (perché ce l’avrete!!!) quando ripercorrerete la vostra infanzia in cerca dei traumi che io vi ho creato. Cosa ricorderete di noi insieme e cosa ricorderete di me e basta. Spero che oltre tutte le cose che so di togliervi abbiate sempre davanti agli occhi l’esempio di una donna (la vostra mamma) che non ha mai rinunciato alla felicità. O che ci ha almeno provato.

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